Siti one-page: i contenuti al primo posto

Quando si parla di siti one-page si intende quei siti la cui navigazione avviene su un’unica pagina. Ultimamente sono molto in voga, anche se bisogna specificare che non hanno una struttura adatta ad ogni tipologia di business: si prestano particolarmente per i liberi professionisti, ma anche ristoranti, parrucchieri, centri estetici e per tutte quelle realtà che vendono e propongono una sola tipologia di prodotto/servizio e desiderano un sito intuitivo ed elegante, anche in presenza di un budget limitato.
 


 
Proprio il prezzo è uno dei grandi vantaggi di un sito one-page: essendo siti più semplici, con meno contenuti e nessuna sezione di secondo livello, i tempi di realizzazione diminuiscono, abbattendo così il costo finale per il cliente.
La grafica personalizzata e i contenuti studiati per una lettura semplice ne rendono la navigazione piacevole e intuitiva. I siti one-page rispondono all’esigenza sempre più presente dell’utente di trovare un’informazione nel minor tempo possibile, senza perdersi tra inutili sezioni di Mission e Valori.
Per incentivare la leggibilità del sito stesso, normalmente chi lo sviluppa presta attenzione ad inserire il “Lazy Download”, ovvero il caricamento graduale dei contenuti man mano che la pagina scorre. Inoltre, le sezioni del sito vengono richiamate nelle pagine dagli Anchor Link, vale a dire i collegamenti ipertestuali che consentono di andare ad un punto specifico della pagina (=sito) cliccandoci sopra.
I siti su un’unica pagina sono l’elogio del contenuto: la concentrazione è mirata più sul contenuto, vero protagonista di questi portali, che potrà essere anche relativamente conciso. Sono siti scelti da chi ha poco materiale a disposizione per la realizzazione del proprio sito o per chi vuole ridurre ai minimi termini il proprio sito preesistente fitto di testo non necessario.

L’importanza delle immagini online: originalità e qualità

Ho già scritto a proposito dell’importanza, per i siti web, di utilizzare testi originali non tratti dal repertorio, più o meno creativo, del content editor, ma una parola vorrei spenderla anche per le immagini. Per i siti che non hanno a disposizione foto realizzate in maniera professionale, possono presentarsi due casi: assenza di immagini, con conseguente reperimento di materiale di repertorio (a scopo puramente estetico) o presenza di immagini amatoriali (spesso di qualità scarsa).
Immagini di repertorio. In mancanza di immagini professionali o quantomeno di immagini di qualità medio – alta, molti clienti preferiscono utilizzare immagini tratte dal repertorio di quelle acquistate dall’agenzia web o dall’editor stesso (oppure addirittura quelle libere da copyright disponibili online). Chiaramente, in questo caso, l’immagine ha il mero scopo estetico di abbellire un sito, di conseguenza non ha alcuna funzione esplicativa. Certo, immagini di questo tipo possono esercitare un grande fascino agli occhi dell’utente, ma di fatto non comunicano nulla dell’azienda, se non il legame con determinati canoni estetici.
Immagini amatoriali. Va benissimo procurarsi da sè le immagini dei propri prodotti, servizi e addirittura foto del team di dipendenti (sono favorevolissima alle foto di gruppo di questo tipo!) ma che almeno siano visibili decentemente su uno schermo da pc. Mi è capitato di dover inserire su nuovi siti immagini di piatti da ristorante così sfocate da essere irriconoscibili (e si trattava di immagini già presenti sul sito precedente, per cui circolanti da tempo). Piuttosto che mostrare un risotto che sembra la scena di un crimine, sono del parere che sia meglio utilizzare immagini di repertorio.
La conclusione? La strada ideale è quella che si trova in centro: immagini esplicative, che ritraggono davvero i prodotti e i dipendenti dell’azienda, ma che siano di alta qualità, che non vuol dire per forza pagare per un servizio professionale (per carità, se possibile questa è sicuramente la strada migliore): basterebbe chiedere il favore ad un amico appassionato di fotografia e il gioco è fatto.

Sito web: il biglietto da visita per il mondo

Un potenziale cliente mi ha detto: “Non so quanto ci possa essere utile un sito web, alla fine basterebbe usare Facebook”.
Premessa: non si tratta del tabacchino sotto casa (che pure, a mio parere, non potrebbe pensare alla sua attività senza una presenza online) ma di una piccola impresa con un enorme potenziale e un mercato molto interessante.
D’istinto, ho smesso di respirare 5 secondi. Poi, ho pensato: come posso fargli capire che i siti web ormai sono il nuovo biglietto da visita di un’azienda? Io, che anche per ordinare una pizza cerco sempre il form online, non riesco ad immaginare un’attività senza una presenza su internet perchè, se da una parte ci lavoro da sempre, dall’altra ne sono fruitrice assidua.
Ho cominciato quindi a elencare mentalmente la lista infinita di vantaggi e motivazioni tali che dovrebbero spingere una piccola/media impresa a fare un investimento simile (che poi, oggi come oggi, vista la vasta gamma di possibilità – tra freelance e agenzie web – si parla davvero di somme ragionevoli). Queste le mie conclusioni:

  • potenziali clienti: solo per questo, il sito web merita di esistere. E’ il biglietto da visita per un mondo fatto di potenziali clienti, che vanno anche oltre i confini nazionali. Una sitemap ragionata, di facile usabilità, unita a contenuti efficaci e completi ottimizzati per il SEO, sono in grado di guidare l’utente nella scelta del prodotto/servizio che sta cercando;
  • brand identity: lo stile del contenuto, la completezza delle informazioni e persino la grafica di un sito permettono agli utenti di farsi un’idea della realtà aziendale con cui hanno a che fare, consentendo loro di avere una percezione del marchio/azienda che per molti è prima di tutto emotiva ed istintiva, da cui dipenderà il gradimento e di conseguenza il successo dell’azienda stessa;
  • risparmio (economico): sì, rispetto al marketing tradizionale, si risparmia moltissimo. Tralasciato l’investimento iniziale, i costi da sostenere riguardano hosting e dominio (ma parliamo di cifre molto basse), non lontanamente paragonabili con quelli del marketing cosiddetto “tradizionale” (stampa, cartellonistica, brochure, radio, tv ecc.);
  • risparmio (di tempo): con un sito, il potenziale cliente ottiene molte più informazioni di un numero di telefono presente su Pagine Gialle e questo gli consente di farsi già un’idea dell’attinenza del suo bisogno con i servizi offerti dall’azienda e gli permetterà, nel caso in cui fosse particolarmente legato al contatto telefonico, di avere maggiori dettagli su un servizio che si è accertato rientri tra quelli proposti dall’azienda.

Il mio stupore in realtà non teneva conto del fatto che siamo in Italia, dove solo sette piccole imprese su 10 hanno un sito web (fonte ANSA, rapporto Istat “Cittadini, imprese e Ict” relativo al 2015). Per cui, pensandoci bene, avrei potuto smettere di respirare per meno secondi.

The Responsive Era: perchè un sito DEVE essere responsive

Mi è capitato recentemente di dover fornire una consulenza per un sito, di cui, a parere del cliente, era necessario un solo aggiornamento dei contenuti. Ho quindi preso il mio iPhone e ho cercato l’indirizzo su Safari. Il risultato? Una serie di bottoncini piccolini che si è scoperto essere le voci di un fitto menu. In pratica, un sito non responsive.
Aaaaarg!
Un sito che non si vede dal cellulare o dal tablet (o che si vede malissimo) N-O-N-E’-U-N-S-I-T-O. Non più.
Non c’entra il settore (che sia un negozio di giocattoli giapponesi o un’industria metallurgica non conta), non c’entra il target di utenza (anche gli anziani ormai hanno uno smartphone sapete? Marco Politi de La Stampa ha scritto un bell’articolo in proposito): tutti, o quasi, hanno un dispositivo mobile spesso molto più veloce della linea internet di casa e se non ce l’hanno, l’avranno a breve. Ne deriva che se un sito non è ottimizzato per il cellulare perde una fetta troppo importante di utenza.
Quanta? Bhè, nel 2015 chi non ha pensato di aggiornare il proprio sito in versione responsive si è perso 1,293 miliardi di utenti potenziali.
L’Italia si piazza ai primi posti in fatto di utenza del mobile, complice in parte la scarsa connessione da rete fissa che affligge diverse località.
Una ricerca di Ofcom, l’“International Communications Market Report 2015”, fotografia il mercato della comunicazione mondiale prendendo in esame nove paesi: oltre l’Italia, l’Australia, il Giappone, la Svezia, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania, la Spagna e il Regno Unito. I dati italiani sono inferiori solo rispetto alla Spagna.
Perchè gli italiani sono così legati al proprio cellulare e stanno aumentando la frequenza media internazionale di utilizzo di internet da mobile? Una delle cause potrebbe essere la penetrazione degli smartphone nel nostro paese: secondo Cisco, gli smartphone rappresenteranno il 68% di tutta la fonte di traffico dei dati in Italia entro il 2019, con una conseguente diminuzione della quota di traffico da laptop e desktop del 5%.
Se a questi dati uniamo il fatto che Google premia, nella sua logica contorta di attribuzione dei primi posti nelle query di ricerca, i siti che hanno anche una versione responsive che registrano visualizzazioni (quindi interesse) notevoli, ne deriva una sola conclusione: adattiamoci al responsive, è cominciata la sua era.