Lo storytelling aiuta a vendere: i punti chiave secondo Andrea Fontana

img_5804.jpgIeri ho avuto la possibilità di partecipare all’evento di formazione “Storyselling: lo storytelling per vendere” perchè prossimamente anch’io darò il mio contributo editoriale sull’argomento (stay tuned).
Per gli addetti ai lavori, è chiaro che lo storytelling è un incredibile fattore di spinta per le vendite, ma le aziende ne sono ancora troppo poco convinte. Ecco perchè Andrea Fontana parla di “storyselling“, un termine che tuttavia più essere frainteso per una serie di motivi.
Voglio condividere con voi i concetti affrontati ieri che meglio spiegano cosa vuol dire fare storytelling.

Story sta per narrazione, non storia

E’ convinzione comune che fare storytelling significhi scrivere delle storie. Andrea Fontana ieri spiegava che in realtà è un problema relativo alla lingua italiana, in quanto “story” va inteso come racconto, narrazione non storia. Fare storytelling vuol dire comunicare attraverso racconti su più piattaforme trasmettendo emozioni.

Fare storytelling vuol dire dare una rappresentazione del proprio brand

Banalmente non si tratta di fare una pubblicità con una storiella alla Carosello. Si tratta di creare rappresentazioni testuali, visive, sonore e percettive in senso lato del brand. Raccontarsi narrando delle percezioni tramite una linea narrativa.

I racconti di basano sulle storie (e sulle difficoltà) degli altri

Gridare a gran voce che hai il prodotto migliore non funziona più. Bisogna partire dalle difficoltà della nostra audience (Andrea Fontana apprezzerà il non utilizzo di “target”) per convertirle in necessità da soddisfare.

Lo storytelling si deve fare su più piattaforme

Oggi un’azienda si può raccontare tramite una grande moltitudine di mezzi, ognuno dei quali ha codici di comunicazione differenti, certo, ma è necessaria coerenza nell’immagine che si vuole trasmettere di sè.

Storyteller si diventa (ma con tanta pratica)

Si può nascere creativi ma per fare dello storytelling di valore sono necessarie delle skills che vanno da abilità strategiche di narrazione alla capacità di scrivere contenuti (alla domanda “quale di queste skill sentite di avere?” io ho alzato la manina su questo punto), fino al visual storytelling e all’experience design.
ma il punto chiave, la base senza la quale non c’è storytelling è……..
rullo di tamburi di sottofondo
l’EMOZIONE.
Anche una scettica come me deve riconoscere che se non c’è emozione non c’è engagement. Lo storytelling propone racconti che emozionano. Con lo storyselling si vendono racconti che colpiscono al cuore.
Volete la prova? guardate lo spot di seguito che Andrea Fontana ci ha fatto vedere ieri tra i tanti esempi. Ammetto di aver tirato su con il naso un paio di volte.

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